FARMACOECONOMIA CRITICAUn altro punto di osservazione

DA DOVE COMINCIARE

Le regole si
possono discutere.

pharma-punk è un blog di Guido Condorelli su farmacoeconomia, potere e accesso alle cure.

Un prezzo, una soglia, un vincolo di bilancio. A forza di incontrarli, impariamo a trattarli come elementi del paesaggio. Questo blog prova a rimetterli in movimento: a vedere le scelte dove il discorso pubblico ci mostra soltanto necessità.

La farmacoeconomia offre strumenti per confrontare costi e risultati. Qui li useremo anche per interrogare il perimetro del confronto: quali alternative entrano, chi viene contato, quale futuro viene assunto possibile.

Un metodo, una posizione.

Le affermazioni tecniche hanno fonti consultabili. I passaggi interpretativi vengono argomentati. Dove mancano prove, la domanda resta aperta. Una posizione politica esplicita rende più esigente il rapporto con i dati.

Il quaderno alterna note brevi, letture dei metodi e interventi di opinione. Parte da una parola o da un dettaglio e segue le conseguenze: fino ai servizi, alle persone, alle condizioni materiali di una cura.

Il nome.

Punk ha un’etimologia incerta e una storia segnata dal disprezzo. Nell’inglese dei secoli passati indicava una prostituta; più tardi ha designato persone considerate di poco conto, giovani delinquenti, cose scadenti. Una parola che distribuiva indegnità prima ancora di diventare il nome di una cultura.

Con il movimento degli anni Settanta, quell’insulto diventa un nome da rivendicare. Il do it yourself, le fanzine e i circuiti indipendenti mostrano che si può produrre cultura senza aspettare l’investitura di chi ne controlla l’accesso. In pharma-punk, questa storia incontra una disciplina che misura il valore. Chi decide che cosa conta? Quali bisogni restano senza voce quando il mercato detta le condizioni della cura?

Sulla storia del termine: Merriam-Webster e Collins. Sulle fanzine e il DIY: Teal Triggs, 2006.

Guido Condorelli

Scrivo dal punto in cui il linguaggio dell’economia incontra l’esperienza di chi deve curarsi. Mi interessa il momento in cui un vincolo di bilancio entra in una vita: il tempo dell’attesa, il lavoro di chi assiste, le possibilità che si restringono. È lì che una decisione presentata come tecnica rivela la propria storia politica.

Leggo la salute attraverso il lavoro, la cultura e le forme del potere. La sofferenza viene spesso raccontata come una faccenda privata; cerco di ricostruire ciò che quel racconto lascia fuori. Anche il modo in cui impariamo a desiderare il futuro, o smettiamo di farlo, ha conseguenze materiali.

Articoli e libri nascono da questa ricerca. Li considero tentativi di sottrarre il presente alla sua apparente inevitabilità: seguire una contraddizione abbastanza a lungo da intravedere dove può aprirsi una possibilità collettiva.